"Ho la fortuna di fare quello che mi riempie e pure mi svuota. Sono un recipiente, che si deve versare fino all'ultima riserva di energia per potersi riempire di nuovo. E ogni volta la pienezza è più grande, per aumento della capacità di contenere."
Erri de Luca, Sulla traccia di Nives
Mi sento un pò così, quando finalmente faccio quello che mi piace. Erri parla di montagna, di questa donna, Nives Meroi, che ha scalato undici dei quattordici ottomila grandi giganti del mondo. Lei dice che la montagna è uno dei pochi luoghi che ti costringe a fare i conti con te stesso, perché "guai a te se mentre sali hai altri pensieri, sembra che ti passano solo per la testa, invece te li ritrovi nei polmoni a tagliare il fiato; questo è un posto insaziabile, vuole tutto e spesso neanche basta". Io non sono esperta di montagna, ma quest'idea mi affascina parecchio. E mi sono accorta che vale per ogni cosa: mi piacciono le occasioni che ti permettono di misurarti con te stesso, con le capacità del tuo corpo, con la tua concentrazione, che ti costringono a metterti in discussione. Che sai che, una volta fatte, qualcosa di te hai dovuto abbandonare e qualcosa di nuovo hai acquisito. Mi piace l'idea di farsi cambiare dalle cose, perché in fondo non è vero che è incoerenza e nemmeno vulnerabilità, è desiderio di non fermarsi. Queste sensazioni me le ha date l'arrampicata. All'inizio la rigettavo, mi metteva davanti a tante mie paure, alla mia prudenza cronica, al mio essere cauta. Il vuoto, l'altezza, l'instabilità. Perciò ero un disastro totale, i movimenti impacciati e intrappolati dalla mente. Poi, con estrema lentezza, sentivo che qualcosa si smuoveva. Senza dirlo, senza accorgermene, senza dichiarazioni solenni a me stessa, ho sentito più forza, più sicurezza, ho sentito che le mie mani si muovevano come se finalmente un pò sapessero dove andare. Non mi faceva più paura fare un metro in più, non ero più terrorizzata nel guardare in basso. Era una vertigine conquistata, finalmente, solo da me stessa. Perchè anche lì, non puoi arrampicare se non ti concentri, se non abbandoni un pò di spazzatura giù. Se non acquisti un respiro più o meno regolare, se non pensi con lucidità e fermezza. E così, quando lo riesci a fare, non importa se hai fatto solo cinque metri o anche di meno, ti senti un pò più libero, un pò più tu. Non è una gara con nessuno e tanto meno con te stesso. Almeno, non per me. Non aspiro a chissà che cosa: mi basta semplicemente riuscire a sentirmi come ho appena descritto. Ed è per gli stessi motivi che mi affascina così tanto la montagna, e a cui vorrei dedicare più tempo ed energie.
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