lunedì 3 ottobre 2011

A questo serve l'utopia: per camminare.

Ho passato tanto, troppo tempo a pensare e a convicermi che gli ideali, i principi per cui lottare e i "sogni" siano ormai inutili. Inutili perché inascoltati, difficili da realizzare, oppure passati di moda in un mondo nel quale vigono ben altre leggi, quelle del profitto, della furbizia, del tornaconto personale. Lo si vede pressoché ovunque: basta accendere la televisione, o anche solo cercare un lavoro, approcciarsi con la gente in certi ambienti. Sembra sempre più una corsa, a chi riesce prima e meglio a fregare gli altri e a portarsi a casa più benefici possibili. Il nostro sistema politico è la più grande dimostrazione di come a vincere siano la spregiudicatezza e la noncuranza del bene pubblico. Non si pensa più al domani, è solo la corsa all'aggiudicarsi di più e con meno sforzo possibile ad avere la meglio.
Bene, è proprio in contesti come questo, in cui gli ideali, quelli veri e sinceri, servono più che mai. Non con ingenuità, perbenismo oppure astrazione. Servono nel guidare ogni nostra piccola scelta quotidiana, ogni nostro gesto con le persone, ogni azione e pensiero. Servono a non farci smarrire nel caos, quello che si promuove sotto vari fronti e che è il meccanismo che favorisce il potere e il menefreghismo. Servono a non farci dimenticare di lottare per il nostro futuro, quello che vorremmo costruire per il mondo di domani.

A questo serve l'utopia: per camminare.

domenica 31 ottobre 2010

L'inutilità dei numeri

Mi sembra, sempre più spesso, che si tratti sempre di quantificare ogni cosa: esperienze vissute, lavori da mettere sul CV, persone conosciute, soldi guadagnati, oggetti posseduti. E allora diventa tutto una grande corsa a chi ha di più da dire, a come ci si può vendere meglio e al miglior offerente. Ma la cosa più triste è che la competizione con il mondo intorno ad un certo punto finisce per diventare competizione con noi stessi, e questo avviene inconsapevolmente. E allora finisci per chiederti perchè non hai fatto questoquest'altroequell'altroancora e quanto ti manca per stare al passo. E questo in primis nel mondo del lavoro. Non mi sembra che conti qualcosa la personalità di una persona, i suoi valori e il suo modo di porsi nelle cose: si viene considerati a seconda di quante voci figurano su quel benedetto pezzo di carta che ormai è diventato il miglior passaporto internazionale. Così si corre a fare più esperienze possibili, anche se in realtà non è ciò che si vuole, anche se si già dal principio che non ci darà nulla. Sembra un mondo dove ognuno ha una data di scadenza, e ti devi sbrigare a non arrivarci troppo vicino: e allora ti tappi gli occhi e le orecchie e il cuore e ti butti a capofitto, nella mischia a correre la gara. Ma, almeno in certi ambiti, io vorrei ancora sperare che non siano questi i requisiti. Che non sia come la politica, in cui arrivano persone che non hanno nulla da dire e da dare, se non manifestare i loro interessi personali in un mondo dove vanno a danneggiare tutti gli altri, anche e soprattutto coloro che si adoperano per migliorare le cose. Ecco, vorrei che cambiasse un pò il modo di considerare le Persone (che da persone diventassero Persone). E che si smettesse di pensare che bisogna sempre fare di più e andare avanti, anche senza coscienza critica di ciò che si sta facendo e con gli occhi bendati. Questo dovrebbero impararlo in primis le persone comuni, perchè è troppo facile dire che ètuttacolpadelsistema. Il sistema alla fin fine, questa roba astratta e sconosciuta di cui amiamo riempirci sempre la bocca, siamo noi. Non c'è cattivo della situazione che tenga, non c'è colosso industriale o politico potente che possa, davanti a dei pensieri consapevoli e critici. Perciò il cambiamento è in nostro potere, ogni attimo e in ogni situazione.

domenica 17 ottobre 2010

Ecco ciò che penso di tv, social network e altre manifestazioni iperboliche di sé.

Per Sabina vivere nella verità, non mentire né a se stessi né agli altri, è possibile soltanto a condizione di vivere senza pubblico. Nell'istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna. Sabina disprezza la letteratura nella quale gli autori rivelano ogni piega intima di se stessi e dei loro amici. L'uomo che perde la propria intimità perde tutto, pensa tra sé Sabina. E l'uomo che se ne sbarazza di sua spontanea volontà è un mostro. Per questo Sabina non soffre per nulla di dover tenere nascosto il proprio amore. Al contrario, solo in quel modo può vivere nella verità.

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere

Kundera lo chiamava il piccolo dizionario delle parole franitese: una serie di concetti, espressioni, modi di vivere e pensare che possono essere intesi in modi completamente diversi dalle persone. Così per qualcuno agire ha senso solo se qualcuno ci sta osservando, se abbiamo l'approvazione del circondario , o almeno qualche cenno di assenso. Perciò quando si fa qualcosa, si cercano occhi esterni posati su di noi. Finendo così per dimenticarCI e per diventare dei piccoli attori su un palcoscenico, in cui gli spettatori ci danno dei voti.

venerdì 24 settembre 2010

Quando un cane è d'oro...

...Provare per credere! Tito, Drupi, Elia e Marie sono solo alcuni dei cani che hanno più bisogno di una casa, perchè non più giovincelli ma sono anche pronti ad un'adozione visti il buon lavoro svolto da molto tempo coi volontari e i responsabili del canile e le loro ottime attitudini (sono ben socializzati con le persone e gli altri cani e non hanno nessun tipo di disturbo comportamentale). Loro, e tanti altri, si trovano al canile rifugio Paquito, a Fontaneto d'Agogna. http://www.canilerifugiopaquito.com/

Tito (e i massaggi...)

Drupi (ADOTTATO!!!!!!)

Elia e Marie

Monologhi interiori pt.2

J: sai cosa ti direi? Continua a cercare. Continua a cercarti. Cercati tra le mille cose che fai, cercati tra le persone e i loro sguardi, tra le circostanze fortuite che la vita ti regala, ma anche tra i momenti di solitudine, di silenzio, di vuoto. Non trascurare nessun luogo, nessun momento.
S:non so cosa cercare. Come posso cercare qualcosa se non so che cosa sia?
J:se sapessi cosa cercare la tua ricerca non avrebbe più senso di essere tale. Sarebbe la meta, sarebbe il ritrovamento. Non trovi?
S:ma cercare qualcosa che non ha nome, che non ha volto, che non ha consistenza è come andare alla cieca. Le possibilità di riuscirci sono tendenti allo zero assoluto.
J:la pienezza non ha nome, né volto, né consistenza. Perché è quella che stai cercando, non è forse così?
S:io cerco il vuoto e la completezza allo stesso tempo, l'amore e la solitudine, la presenza e la mancanza. Cerco la possibilità di non abbattere le contraddizioni. Cerco clemenza verso me stessa, cerco comprensione e allo stesso tempo inflessibilità. Cerco la capacità di dire no e di esserne felice, cerco l'umiltà dell'ignorare che va verso la conoscenza.
J:ti sento cambiata. Sento che ora sai prenderti per mano, e parlarti. Prima cercavi gli altri per riuscirci. Ora ti basterebbe un po' di silenzio per avere un profondo dialogo con te stessa.
S:non so se sia davvero così. So che se non ti vuoi fermare, devi avere il coraggio di attraversare tutte le contraddizioni, viverle fino in fondo, succhiare loro il midollo, senza paura di esserne annientato. Se non lo vuoi davvero, niente ti annienterà, mai.
J:si sono ribaltati i ruoli, forse? Tu sei il maestro, il consigliere, il saggio, e io l'ascoltatore, l'allievo maldestro?
S:tu sei sempre stato entrambe le cose, come del resto io. Il dialogo è una finzione che hai creato tu, lo sai vero? In realtà io e te siamo la stessa persona. Io avevo soltanto bisogno di far dire a qualcun altro certe parole che pensavo non mi potessero appartenere. Ma sono sempre state mie, e io sono sempre stata coraggiosa. Solo che non me ne rendevo conto.
J:già. Tu sei il maestro e l'allievo allo stesso tempo, lo sarai sempre nella tua vita. Ci saranno sempre dei momenti in cui insegnerai e altri in cui starai in silenzio ad ascoltare. E non ti devi stupire delle contraddizioni. La vita stessa lo è. Il punto è saper vedere al di là. Ricordi? La linea sottile, il velo al di là del quale troverai te stesso? Tutto è già compreso in te. Tu sei nato completo. Non devi cercare nulla di esterno.
S: e allora perché ci affanniamo tanto a riempirci la vita di cose, persone e circostanze?
J: perché senza quelle cose, persone e circostanze, la pienezza del nostro essere rimarrebbe solo un potenziale, rimarrebbe inespressa, non vissuta, assopita. Ma il traguardo, la completezza, non sono lontani e immaginati. Sono la nostra essenza. Scoprili, dai loro la possibilità di esprimersi.

lunedì 13 settembre 2010

ancora pensieri altrui...

Ciò che succede, succede per una necessità,
una penosa inquietudine, un desiderio straziante.
Ogni necessità reca anche ciò che è necessario.
Il dolore porta con sé la cura, come un bimbo.
Una volta qualcuno domandò a un grande maestro cosa fosse il Sufismo:
"Il sentimento di gioia di fronte a un'improvvisa delusione".
Non disperate per ciò che non accade.
A volte quel che non accade ci salva dalle catastrofi che potrebbero accadere.

Rumi

venerdì 10 settembre 2010




"Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco."

Jorge Luis Borges