Stavo pensando come spesso si rifugga il vuoto. In ogni modo, con ogni mezzo.
Ci si butta a capofitto in mille situazioni, circostanze, rapporti, cose da fare, e via dicendo. Si tenta a tutti i costi di fuggire dalla mancanza, dall'inutilità e dalla solitudine. E' una continua corsa, perché stare soli, avere quel maledetto tempo per pensare e per pensarsi, terrorizza. Si continua ostinatamente a creare finti problemi, a nutrirsi di piccole bugie quotidiane, a fuggire se stessi. Tanto che, alla fine, ci si perde davvero in mezzo alle "cose e alle persone".
Fino a chiederti quanto di tuo ci sia veramente in ciò che fai e che dici, se sono davvero tue quelle parole e quelle azioni, o forse il riflesso della miriade di "cose e persone" di cui ami circondarti in ogni attimo libero.
Ma poi, arriva un momento in cui, sovrastato dal tutto che vai cercando, ti accorgi che in realtà ne sei sempre più distante. Sei distante da te stesso. E allora il vuoto attorno diventa la via necessaria per ritrovarti (o forse per trovarti per la prima volta).
Tutto ciò che ora è necessario è ciò che prima fuggivo; tutto ciò che ora fuggo è ciò che prima rincorrevo incessantemente.
sabato 24 luglio 2010
giovedì 22 luglio 2010
martedì 20 luglio 2010
Racconti di montagna sotto il sole di luglio, e ciò che ne consegue...
Quando il capitano, alle ore piccole, andava a dormire, Anton usciva sul ponte e si appoggiava coi gomiti al parapetto. Respirava l'odore rancido del grasso che aleggiava sopra la nave e vomitava il rum lasciandolo svanire nella schiuma delle onde. Una volta alleggeritosi della sua bevuta serale, si asciugava il sudore della fronte e si sedeva un po' fiacco sulla bitta più vicina a contemplare il mare. La notte nordica era chiara e incantata. Il mare gli pareva ancora più sconfinato che di giorno e aveva come la sensazione che una particella di quell'immensità si trasferisse nel suo spirito. Seduto sulla bitta, Anton dimenticava se stesso. Si lasciva rapire, senza neanche rendersene conto, da quella distesa sterminata e si abbandonava al ritmo delle onde, senza più sapere da dove veniva e dove andava. Era come purificato da ogni pensiero, nella leggera ebrezza del rum del capitano Olsen e della notte luminosa. In quei momenti Anton si sentiva più vicino a se stesso di quanto non lo fosse mai stato. Libero dai camuffamenti di cui volentieri lo rivestivano i suoi sogni, fuori dal mondo immaginario che lo circondava, del tutto vicino a ciò che è quasi irraggiungibile: la piena consapevolezza. I sensi rivolti all'interno di se stesso, diventava insensibile al mondo esterno. Da quello stato di estasi scivolava il più delle volte in un sonno profondo e senza sogni.
Jon Riel, Lo zigolo delle nevi
Ne consegue che a volte il troppo rifugiarsi nei sogni è deleterio, è un modo mascherato di fuggire da qualcosa d'altro...e invece quando si gode di qualcosa di reale, di concreto, della materia quasi, tutto acquista un altro sapore. Di sicuro meno sognante e idilliaco, ma certamente più vero: qualcosa che senti appartenere di più a te, a te soltanto, e non a quello spazio etereo e inconsistente creato dalla tua fantasia. A nutrire troppo la fantasia, a volte ci si scorda di ciò che si ha davanti agli occhi.
Jon Riel, Lo zigolo delle nevi
Ne consegue che a volte il troppo rifugiarsi nei sogni è deleterio, è un modo mascherato di fuggire da qualcosa d'altro...e invece quando si gode di qualcosa di reale, di concreto, della materia quasi, tutto acquista un altro sapore. Di sicuro meno sognante e idilliaco, ma certamente più vero: qualcosa che senti appartenere di più a te, a te soltanto, e non a quello spazio etereo e inconsistente creato dalla tua fantasia. A nutrire troppo la fantasia, a volte ci si scorda di ciò che si ha davanti agli occhi.
martedì 13 luglio 2010
lunedì 12 luglio 2010
Mao inaugura
lunedì 5 luglio 2010
Sull'irrealtà dell'estate
L'estate mi inganna, lo ha sempre fatto. Confonde le mie percezioni sotto l'illusione di una luce eternamente presente e ideale. Confonde i doveri con i piaceri. Mi fa essere ovunque e allo stesso tempo in nessun posto: sono in ogni luogo, ma solo in quelli della mente, del sogno, della fantasia. Mi accorgo che i luoghi concreti sono soltanto attraversati, in modo fugace e repentino. Ma sono abbandonati in fretta, la luce li spazza via e rimane solo il dubbio...di vivere nel mio mondo, quello più perfetto di tutti gli altri, ma anche il più ingannevole. I passi miei, quelli verso le cose in cui credo di più, sono più forti e decisi in quel mondo. Nessuno mi sbarra la strada. Nessuno mi dice che non si può fare, che non accadrà, che la realtà è un'altra. Così io, ostinatamente e con un ghigno compiaciuto, volto le spalle a quella realtà fatta di gambe tremolanti e passi incerti, fatta di sospetto e di delusione. Così,e soltanto così, riesco a muovere i passi sicuri verso il mondo più reale di tutti: quello fatto di verità e passioni, di voglia di credere e prepotenza di portare avanti quelle credenze. Perchè ormai, forse, il coraggio non basta più. Ci vuole ostinazione crescente, a ogni sconfitta e rallentamento, ci vuole più convinzione di prima.
Ma non ero partita dall'estate? Sapevo che avrei divagato.
Ma non ero partita dall'estate? Sapevo che avrei divagato.
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