Stavo pensando come spesso si rifugga il vuoto. In ogni modo, con ogni mezzo.
Ci si butta a capofitto in mille situazioni, circostanze, rapporti, cose da fare, e via dicendo. Si tenta a tutti i costi di fuggire dalla mancanza, dall'inutilità e dalla solitudine. E' una continua corsa, perché stare soli, avere quel maledetto tempo per pensare e per pensarsi, terrorizza. Si continua ostinatamente a creare finti problemi, a nutrirsi di piccole bugie quotidiane, a fuggire se stessi. Tanto che, alla fine, ci si perde davvero in mezzo alle "cose e alle persone".
Fino a chiederti quanto di tuo ci sia veramente in ciò che fai e che dici, se sono davvero tue quelle parole e quelle azioni, o forse il riflesso della miriade di "cose e persone" di cui ami circondarti in ogni attimo libero.
Ma poi, arriva un momento in cui, sovrastato dal tutto che vai cercando, ti accorgi che in realtà ne sei sempre più distante. Sei distante da te stesso. E allora il vuoto attorno diventa la via necessaria per ritrovarti (o forse per trovarti per la prima volta).
Tutto ciò che ora è necessario è ciò che prima fuggivo; tutto ciò che ora fuggo è ciò che prima rincorrevo incessantemente.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento