Ci pensavo in questi giorni di (forzato) ritiro casalingo: a volte i figli sono, per definizione, un pò la negazione assoluta delle aspirazioni cristallizzate nella mente dei genitori da decenni. Non so se ciò avvenga per una volontà cosciente di contestare, o se sia semplicemente frutto del caso. (O forse entrambe le cose). In ogni caso, capita che a volte la tua identità di figlio si costruisca davanti a uno specchio capovolto in cui, dall'altro lato, ci sono le figure familiari di riferimento. E dopo anni in cui si tenta di raddrizzare lo specchio, arrivano momenti in cui entrambi capiscono che non c'è modo di farlo. Ci si abitua a vedere nell'altro una miriade di cose che non ci corrispondono, fino a chiedersi se quei geni siano davvero gli stessi.
Davvero molto molto buffo.
lunedì 17 maggio 2010
giovedì 13 maggio 2010
martedì 11 maggio 2010
Il viaggio e la metamorfosi
Se penso al viaggio con la lettera maiuscola, penso subito a questo: cambiamento. Ma non cambiamento dei modi di vita, delle abitudini, dei contesti; bensì, evoluzione.
Il Viaggio vero è quello che espande i limiti della mente, quello che ti obbliga a rimettere in discussione tutto, a rimescolare ogni carta, a non dare più nulla per scontato, a capire che il tuo modo di vivere è solo uno tra i tanti, niente di più, né di meglio degli altri. Il Viaggio vero è quel sentiero intrapreso con costanza e volontà, coraggio di vedere oltre i tuoi confini. E' quello che ti permette di collocare te stesso in mezzo agli altri, non più al di sopra, non lontano né troppo vicino: ti posiziona in mezzo all'anonimato da cui tenti di fuggire ogni giorno, ma ti fa sentire la realtà che si cela dietro il condividere sempre una parte di te con quell'anonimato.
Ti fa essere sempre diverso e allo stesso tempo uguale a te stesso, ti fa conquistare una piccola parte di conoscenza ad ogni nuovo passo. Il Viaggio è rifiuto dell'ordine, è caos coerente. E' una dimensione sociale e intima allo stesso tempo. E' azzardare di abbandonare porti sicuri ma spesso fintamente accoglienti e reali. E' progettare di non programmare. E' ricerca, senza fine, dentro e attorno a sé. Non già di altri punti fermi, ma della possibilità di riuscire a farne a meno, accontentandosi "semplicemente" di...vivere.
[..."Consider me a satellite, forever orbiting
I knew all the rules, but the rules did not know me"...] E. Vedder, Guaranteed
Il Viaggio vero è quello che espande i limiti della mente, quello che ti obbliga a rimettere in discussione tutto, a rimescolare ogni carta, a non dare più nulla per scontato, a capire che il tuo modo di vivere è solo uno tra i tanti, niente di più, né di meglio degli altri. Il Viaggio vero è quel sentiero intrapreso con costanza e volontà, coraggio di vedere oltre i tuoi confini. E' quello che ti permette di collocare te stesso in mezzo agli altri, non più al di sopra, non lontano né troppo vicino: ti posiziona in mezzo all'anonimato da cui tenti di fuggire ogni giorno, ma ti fa sentire la realtà che si cela dietro il condividere sempre una parte di te con quell'anonimato.
Ti fa essere sempre diverso e allo stesso tempo uguale a te stesso, ti fa conquistare una piccola parte di conoscenza ad ogni nuovo passo. Il Viaggio è rifiuto dell'ordine, è caos coerente. E' una dimensione sociale e intima allo stesso tempo. E' azzardare di abbandonare porti sicuri ma spesso fintamente accoglienti e reali. E' progettare di non programmare. E' ricerca, senza fine, dentro e attorno a sé. Non già di altri punti fermi, ma della possibilità di riuscire a farne a meno, accontentandosi "semplicemente" di...vivere.
[..."Consider me a satellite, forever orbiting
I knew all the rules, but the rules did not know me"...] E. Vedder, Guaranteed
venerdì 7 maggio 2010
Manifesto anti eurocentrico
Su, compagni, è meglio decidere fin da ora di cambiare sponda. La grande notte nella quale fummo immersi, dobbiamo scuoterla e venirne fuori. Il giorno nuovo che già si leva deve trovarci fermi, preparati e risoluti. Dobbiamo lasciar stare i nostri sogni, abbandonare le vecchie credenze e le amicizie di prima della vita. Non perdiamo tempo in sterili litanie o in mimetismi stomachevoli. Lasciamo quest'Europa che non la finisce più di parlare dell'uomo pur massacrandolo ovunque lo incontra,a tutti gli angoli delle sue stesse strade, a tutti gli angoli del mondo.
Sono secoli che l'Europa ha arrestato la progressione degli altri uomini e li ha asserviti ai suoi disegni e alla sua gloria; secoli che in nome d'una pretesa "avventura spirituale" soffoca la quasi totalità dell'umanità. Guardatela oggi altalenare tra la disintegrazione atomica e la disintegrazione spirituale. [...] L'Europa si è rifiutata ad ogni umiltà, ad ogni modestia, ma anche a ogni sollecitudine, a ogni tenerezza. Non si è mostrata parsimoniosa se non con l'uomo, gretta, carnivora, omicida se non con l'uomo.
[...]
Allora, compagni, il gioco europeo è definitivamente terminato, bisogna trovare altro. [...] Decidiamo di non imitare l'Europa e tendiamo i nostri muscoli e i nostri cervelli in una direzione nuova. Cerchiamo di inventare l'uomo totale che l'Europa è stata incapace di far trionfare.
[...]
L'Occidente ha voluto essere un'avventura dello Spirito. E' in nome dello Spirito, dello spirito europeo si capisce, che l'Europa ha giustificato i suoi crimini e legittimato la schiavitù in cui teneva i quattro quinti dell'umanità.
[...]
Un dialogo permanente con se stessi, un narcisismo sempre più osceno non hanno cessato di preparare il terreno a un semidelirio in cui il lavoro celebrale diventa una sofferenza, non essendo le realtà per nulla quelle dell'uomo che vive, lavora e si fabbrica, ma parole, accozzamenti diversi di parole, le tensioni nate dai significati contenuti nelle parole.
[...]
Oggi, assistiamo a una stasi dell'Europa. Fuggiamo, compagni, quel movimento immobile in cui la dialettica, a poco a poco, si è mutata in logica dell'equilibrio. Riprendiamo la questione dell'uomo. Riprendiamo la questione della realtà cerebrale di tutta l'umanità di cui occorre moltiplicare le connessioni, diversificare i reticoli e riumanizzare i messaggi. [...] Il Terzo Mondo è oggi di fronte all'Europa come una massa colossale il cui intento deve essere quello di cercare di risolvere i problemi ai quali quest'Europa non ha saputo dare soluzioni.
Ma allora, è importante non parlare di rendimento, non parlare d'intensificazione, non parlare di ritmi. No, si tratta di ritorno alla Natura. Si tratta molto concretamente di non tirare gli uomini in direzioni che li mutilano, di non imporre al cervello ritmi che rapidamente l'ostruiscono e lo guastano. Non bisogna, sotto pretesto di colmare il distacco, malmenare l'uomo, strapparlo a se stesso, alla sua intimità, spezzarlo, ucciderlo.
No, noi non vogliamo raggiungere nessuno. Ma vogliamo camminare sempre, notte e giorno, in compagnia dell'uomo, di tutti gli uomini. Si tratta di non allungare la carovana, poiché, allora, ogni fila percepisce appena quella che la precede e gli uomini non si riconoscono più, si incontrano sempre meno, si parlano sempre meno.
[...]
Frantz Fanon, I dannati della terra ,1961
L'attualità di questo pezzo, come di tutto il pensiero di Fanon, appare oggi quasi disarmante. Lui scriveva con una consapevolezza e una lucidità incredibili, quando ancora i processi di decolonizzazione non erano giunti al termine (siamo negli anni '60). E' quasi profetico. Incita il Terzo Mondo a prendere coscienza di sé, a liberarsi del senso di alienazione costante prodotto dal dominio dell'uomo bianco; incita a svilupppare una propria visione dell'Uomo, un Uomo totale che si sottrae al gioco europeo. Di fronte all'innegabile opera di distruzione che l'Europa ha compiuto nei secoli, mi sembra che queste parole abbiano una grande rilevanza. Parlano di libertà e di emancipazione, di coraggio di sottrarsi alla dominazione, intesa non solo in senso fisico e concreto, ma soprattutto mentale (Fanon studiava i meccanismi di alienazione che nascevano dalla relazione colono/colonizzato). Mi piacerebbe che questi scritti fossero più conosciuti, che le persone che ancora oggi, nel 2010, vorrebbero annientare il Diverso, si facessero promemoria della nostra inciviltà, perpetrata a danni dei quattro quinti dell'umanità per secoli interi di storia. E non credo che possiamo cavarcela con una semplice ammissione dell'esistenza della diversità: occorre il ricoscimento di questa diversità. Occorre accettare e ammettere che nella "nostra" società oggi, ci possano essere gruppi che conservano e VIVONO la loro diversità quotidiana, in ogni ambito politico o sociale. Significa non voler imporre la cancellazione si simboli, pratiche e usi, all'INTERNO del "nostro" universo di senso e di azione. Altrimenti riproduciamo gli stessi meccanismi perversi di volontà di sottrarre umanità agli altri, erigendoci come i paladini indussi del giusto, del modo migliore di essere e di agire.
Sono secoli che l'Europa ha arrestato la progressione degli altri uomini e li ha asserviti ai suoi disegni e alla sua gloria; secoli che in nome d'una pretesa "avventura spirituale" soffoca la quasi totalità dell'umanità. Guardatela oggi altalenare tra la disintegrazione atomica e la disintegrazione spirituale. [...] L'Europa si è rifiutata ad ogni umiltà, ad ogni modestia, ma anche a ogni sollecitudine, a ogni tenerezza. Non si è mostrata parsimoniosa se non con l'uomo, gretta, carnivora, omicida se non con l'uomo.
[...]
Allora, compagni, il gioco europeo è definitivamente terminato, bisogna trovare altro. [...] Decidiamo di non imitare l'Europa e tendiamo i nostri muscoli e i nostri cervelli in una direzione nuova. Cerchiamo di inventare l'uomo totale che l'Europa è stata incapace di far trionfare.
[...]
L'Occidente ha voluto essere un'avventura dello Spirito. E' in nome dello Spirito, dello spirito europeo si capisce, che l'Europa ha giustificato i suoi crimini e legittimato la schiavitù in cui teneva i quattro quinti dell'umanità.
[...]
Un dialogo permanente con se stessi, un narcisismo sempre più osceno non hanno cessato di preparare il terreno a un semidelirio in cui il lavoro celebrale diventa una sofferenza, non essendo le realtà per nulla quelle dell'uomo che vive, lavora e si fabbrica, ma parole, accozzamenti diversi di parole, le tensioni nate dai significati contenuti nelle parole.
[...]
Oggi, assistiamo a una stasi dell'Europa. Fuggiamo, compagni, quel movimento immobile in cui la dialettica, a poco a poco, si è mutata in logica dell'equilibrio. Riprendiamo la questione dell'uomo. Riprendiamo la questione della realtà cerebrale di tutta l'umanità di cui occorre moltiplicare le connessioni, diversificare i reticoli e riumanizzare i messaggi. [...] Il Terzo Mondo è oggi di fronte all'Europa come una massa colossale il cui intento deve essere quello di cercare di risolvere i problemi ai quali quest'Europa non ha saputo dare soluzioni.
Ma allora, è importante non parlare di rendimento, non parlare d'intensificazione, non parlare di ritmi. No, si tratta di ritorno alla Natura. Si tratta molto concretamente di non tirare gli uomini in direzioni che li mutilano, di non imporre al cervello ritmi che rapidamente l'ostruiscono e lo guastano. Non bisogna, sotto pretesto di colmare il distacco, malmenare l'uomo, strapparlo a se stesso, alla sua intimità, spezzarlo, ucciderlo.
No, noi non vogliamo raggiungere nessuno. Ma vogliamo camminare sempre, notte e giorno, in compagnia dell'uomo, di tutti gli uomini. Si tratta di non allungare la carovana, poiché, allora, ogni fila percepisce appena quella che la precede e gli uomini non si riconoscono più, si incontrano sempre meno, si parlano sempre meno.
[...]
Frantz Fanon, I dannati della terra ,1961
L'attualità di questo pezzo, come di tutto il pensiero di Fanon, appare oggi quasi disarmante. Lui scriveva con una consapevolezza e una lucidità incredibili, quando ancora i processi di decolonizzazione non erano giunti al termine (siamo negli anni '60). E' quasi profetico. Incita il Terzo Mondo a prendere coscienza di sé, a liberarsi del senso di alienazione costante prodotto dal dominio dell'uomo bianco; incita a svilupppare una propria visione dell'Uomo, un Uomo totale che si sottrae al gioco europeo. Di fronte all'innegabile opera di distruzione che l'Europa ha compiuto nei secoli, mi sembra che queste parole abbiano una grande rilevanza. Parlano di libertà e di emancipazione, di coraggio di sottrarsi alla dominazione, intesa non solo in senso fisico e concreto, ma soprattutto mentale (Fanon studiava i meccanismi di alienazione che nascevano dalla relazione colono/colonizzato). Mi piacerebbe che questi scritti fossero più conosciuti, che le persone che ancora oggi, nel 2010, vorrebbero annientare il Diverso, si facessero promemoria della nostra inciviltà, perpetrata a danni dei quattro quinti dell'umanità per secoli interi di storia. E non credo che possiamo cavarcela con una semplice ammissione dell'esistenza della diversità: occorre il ricoscimento di questa diversità. Occorre accettare e ammettere che nella "nostra" società oggi, ci possano essere gruppi che conservano e VIVONO la loro diversità quotidiana, in ogni ambito politico o sociale. Significa non voler imporre la cancellazione si simboli, pratiche e usi, all'INTERNO del "nostro" universo di senso e di azione. Altrimenti riproduciamo gli stessi meccanismi perversi di volontà di sottrarre umanità agli altri, erigendoci come i paladini indussi del giusto, del modo migliore di essere e di agire.
mercoledì 5 maggio 2010
Cronaca del mi piace di una giornata qualunque
Mi piace svegliarmi presto la mattina, andare a zonzo per Torino, e osservare le solite vecchiette che, sempre nelle stesse vie, portano a spasso i loro cani.
Mi piace pensare che sia un rapporto così intimo, così speciale, che non ci sia nulla di più onesto al mondo di questi due esseri che passeggiano vicini, paghi solo della presenza altrui.
Mi piace sentire l'aria fresca, che risveglia ogni pensiero, che ridà linfa ai desideri dimenticati durante il sonno notturno.
Mi piace perdermi a leggere i manifesti del Museo di Scienze Naturali, leggere di mostre fotografiche...
Mi piace vedere la gente che aspetta il tram, tutti accalcati che seguono con lo sguardo ogni mezzo che passa.
Mi piace scovare un piccolo bar nascosto, curiosarci dentro, entrarci, e trovare una coppia di anziani che fanno colazione insieme e si guardano sognanti...
Mi piace attendere la lezione del mercoledì mattina, avere voglia di apprendere, di scoprire.
Mi piace tornare a casa di fretta, vedere le calche di bambini che escono da scuola e corrono impazienti.
Mi piace entrare in una libreria, sentire il profumo di vecchi testi, immergere la mia immaginazione in pagine mai lette.
Mi piace scartare un nuovo libro, guardarlo a lungo, sapendo che mi farà compagnia per un pò, che mi seguirà ovunque.
Mi piace sbagliarmi, essere smentita, rimettere tutto in discussione, non conservare verità scontate ma finte.
Mi piace cambiare un pò ogni giorno.
Mi piace perdermi tra i dettagli, essere sempre curiosa e mai paga di nulla, alla continua ricerca.
Mi piace pensare che sia un rapporto così intimo, così speciale, che non ci sia nulla di più onesto al mondo di questi due esseri che passeggiano vicini, paghi solo della presenza altrui.
Mi piace sentire l'aria fresca, che risveglia ogni pensiero, che ridà linfa ai desideri dimenticati durante il sonno notturno.
Mi piace perdermi a leggere i manifesti del Museo di Scienze Naturali, leggere di mostre fotografiche...
Mi piace vedere la gente che aspetta il tram, tutti accalcati che seguono con lo sguardo ogni mezzo che passa.
Mi piace scovare un piccolo bar nascosto, curiosarci dentro, entrarci, e trovare una coppia di anziani che fanno colazione insieme e si guardano sognanti...
Mi piace attendere la lezione del mercoledì mattina, avere voglia di apprendere, di scoprire.
Mi piace tornare a casa di fretta, vedere le calche di bambini che escono da scuola e corrono impazienti.
Mi piace entrare in una libreria, sentire il profumo di vecchi testi, immergere la mia immaginazione in pagine mai lette.
Mi piace scartare un nuovo libro, guardarlo a lungo, sapendo che mi farà compagnia per un pò, che mi seguirà ovunque.
Mi piace sbagliarmi, essere smentita, rimettere tutto in discussione, non conservare verità scontate ma finte.
Mi piace cambiare un pò ogni giorno.
Mi piace perdermi tra i dettagli, essere sempre curiosa e mai paga di nulla, alla continua ricerca.
lunedì 3 maggio 2010
Rileggendo Frazer...
Magia contagiosa: il simile attrae il simile. Frazer lo diceva ne "Il ramo d'oro", più di cinquant'anni fa.
E se fosse davvero così? Comincio a crederlo e, se così fosse, si spiegano molte cose.
E se fosse davvero così? Comincio a crederlo e, se così fosse, si spiegano molte cose.
domenica 2 maggio 2010
"Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell'istante, la cattura dell'immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale.
Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l'occhio ed il cuore.
Fotografare è un grido, una liberazione. Non si tratta di affermare la propria originalità: è un modo di vivere."
Henrì Cartier Bresson.
Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l'occhio ed il cuore.
Fotografare è un grido, una liberazione. Non si tratta di affermare la propria originalità: è un modo di vivere."
Henrì Cartier Bresson.
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