martedì 11 maggio 2010

Il viaggio e la metamorfosi

Se penso al viaggio con la lettera maiuscola, penso subito a questo: cambiamento. Ma non cambiamento dei modi di vita, delle abitudini, dei contesti; bensì, evoluzione.
Il Viaggio vero è quello che espande i limiti della mente, quello che ti obbliga a rimettere in discussione tutto, a rimescolare ogni carta, a non dare più nulla per scontato, a capire che il tuo modo di vivere è solo uno tra i tanti, niente di più, né di meglio degli altri. Il Viaggio vero è quel sentiero intrapreso con costanza e volontà, coraggio di vedere oltre i tuoi confini. E' quello che ti permette di collocare te stesso in mezzo agli altri, non più al di sopra, non lontano né troppo vicino: ti posiziona in mezzo all'anonimato da cui tenti di fuggire ogni giorno, ma ti fa sentire la realtà che si cela dietro il condividere sempre una parte di te con quell'anonimato.
Ti fa essere sempre diverso e allo stesso tempo uguale a te stesso, ti fa conquistare una piccola parte di conoscenza ad ogni nuovo passo. Il Viaggio è rifiuto dell'ordine, è caos coerente. E' una dimensione sociale e intima allo stesso tempo. E' azzardare di abbandonare porti sicuri ma spesso fintamente accoglienti e reali. E' progettare di non programmare. E' ricerca, senza fine, dentro e attorno a sé. Non già di altri punti fermi, ma della possibilità di riuscire a farne a meno, accontentandosi "semplicemente" di...vivere.

[..."Consider me a satellite, forever orbiting
I knew all the rules, but the rules did not know me"...] E. Vedder, Guaranteed

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