L'estate mi inganna, lo ha sempre fatto. Confonde le mie percezioni sotto l'illusione di una luce eternamente presente e ideale. Confonde i doveri con i piaceri. Mi fa essere ovunque e allo stesso tempo in nessun posto: sono in ogni luogo, ma solo in quelli della mente, del sogno, della fantasia. Mi accorgo che i luoghi concreti sono soltanto attraversati, in modo fugace e repentino. Ma sono abbandonati in fretta, la luce li spazza via e rimane solo il dubbio...di vivere nel mio mondo, quello più perfetto di tutti gli altri, ma anche il più ingannevole. I passi miei, quelli verso le cose in cui credo di più, sono più forti e decisi in quel mondo. Nessuno mi sbarra la strada. Nessuno mi dice che non si può fare, che non accadrà, che la realtà è un'altra. Così io, ostinatamente e con un ghigno compiaciuto, volto le spalle a quella realtà fatta di gambe tremolanti e passi incerti, fatta di sospetto e di delusione. Così,e soltanto così, riesco a muovere i passi sicuri verso il mondo più reale di tutti: quello fatto di verità e passioni, di voglia di credere e prepotenza di portare avanti quelle credenze. Perchè ormai, forse, il coraggio non basta più. Ci vuole ostinazione crescente, a ogni sconfitta e rallentamento, ci vuole più convinzione di prima.
Ma non ero partita dall'estate? Sapevo che avrei divagato.
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