domenica 31 ottobre 2010

L'inutilità dei numeri

Mi sembra, sempre più spesso, che si tratti sempre di quantificare ogni cosa: esperienze vissute, lavori da mettere sul CV, persone conosciute, soldi guadagnati, oggetti posseduti. E allora diventa tutto una grande corsa a chi ha di più da dire, a come ci si può vendere meglio e al miglior offerente. Ma la cosa più triste è che la competizione con il mondo intorno ad un certo punto finisce per diventare competizione con noi stessi, e questo avviene inconsapevolmente. E allora finisci per chiederti perchè non hai fatto questoquest'altroequell'altroancora e quanto ti manca per stare al passo. E questo in primis nel mondo del lavoro. Non mi sembra che conti qualcosa la personalità di una persona, i suoi valori e il suo modo di porsi nelle cose: si viene considerati a seconda di quante voci figurano su quel benedetto pezzo di carta che ormai è diventato il miglior passaporto internazionale. Così si corre a fare più esperienze possibili, anche se in realtà non è ciò che si vuole, anche se si già dal principio che non ci darà nulla. Sembra un mondo dove ognuno ha una data di scadenza, e ti devi sbrigare a non arrivarci troppo vicino: e allora ti tappi gli occhi e le orecchie e il cuore e ti butti a capofitto, nella mischia a correre la gara. Ma, almeno in certi ambiti, io vorrei ancora sperare che non siano questi i requisiti. Che non sia come la politica, in cui arrivano persone che non hanno nulla da dire e da dare, se non manifestare i loro interessi personali in un mondo dove vanno a danneggiare tutti gli altri, anche e soprattutto coloro che si adoperano per migliorare le cose. Ecco, vorrei che cambiasse un pò il modo di considerare le Persone (che da persone diventassero Persone). E che si smettesse di pensare che bisogna sempre fare di più e andare avanti, anche senza coscienza critica di ciò che si sta facendo e con gli occhi bendati. Questo dovrebbero impararlo in primis le persone comuni, perchè è troppo facile dire che ètuttacolpadelsistema. Il sistema alla fin fine, questa roba astratta e sconosciuta di cui amiamo riempirci sempre la bocca, siamo noi. Non c'è cattivo della situazione che tenga, non c'è colosso industriale o politico potente che possa, davanti a dei pensieri consapevoli e critici. Perciò il cambiamento è in nostro potere, ogni attimo e in ogni situazione.

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