domenica 17 ottobre 2010

Ecco ciò che penso di tv, social network e altre manifestazioni iperboliche di sé.

Per Sabina vivere nella verità, non mentire né a se stessi né agli altri, è possibile soltanto a condizione di vivere senza pubblico. Nell'istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna. Sabina disprezza la letteratura nella quale gli autori rivelano ogni piega intima di se stessi e dei loro amici. L'uomo che perde la propria intimità perde tutto, pensa tra sé Sabina. E l'uomo che se ne sbarazza di sua spontanea volontà è un mostro. Per questo Sabina non soffre per nulla di dover tenere nascosto il proprio amore. Al contrario, solo in quel modo può vivere nella verità.

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere

Kundera lo chiamava il piccolo dizionario delle parole franitese: una serie di concetti, espressioni, modi di vivere e pensare che possono essere intesi in modi completamente diversi dalle persone. Così per qualcuno agire ha senso solo se qualcuno ci sta osservando, se abbiamo l'approvazione del circondario , o almeno qualche cenno di assenso. Perciò quando si fa qualcosa, si cercano occhi esterni posati su di noi. Finendo così per dimenticarCI e per diventare dei piccoli attori su un palcoscenico, in cui gli spettatori ci danno dei voti.

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